After Life: continuare a vivere dopo la perdita

After Life serie TV di Ricky Gervais

Ideatore: Ricky Gervais
Anno: 2019 – 2022
Stagioni: 3
Genere: commedia drammatica, dark comedy

Per chi è questa serie

Per chi ha perso qualcuno e si è chiesto come si possa continuare a vivere quando una parte della propria vita sembra essersene andata con lui.

Per chi ha conosciuto un dolore capace di restringere il mondo fino a far sembrare insignificante tutto ciò che resta.

Ma anche per chi si è domandato dove si trovi il senso quando quello che avevamo costruito non esiste più e quanto, nel ritrovarlo, dipenda ancora da noi.

After Life affronta la perdita della persona amata senza sottrarsi alla sua durezza, ma riesce a farlo alternando con sorprendente naturalezza drammaticità e comicità. Non racconta come dimenticare chi non c’è più. Racconta, piuttosto, come tornare lentamente ad accorgersi di ciò che c’è ancora.

Se questo libro fosse una parola

Una società diventa grande quando gli anziani piantano alberi, sapendo che non siederanno mai sotto la loro ombra.

— Anne, After Life

Perdere qualcuno che amiamo non significa soltanto fare i conti con la sua assenza. A volte significa perdere anche una parte di noi: quella che prendeva forma nel suo sguardo, nelle abitudini condivise, nel modo in cui la sua presenza contribuiva, giorno dopo giorno, a definire chi eravamo.

È ciò che accade a Tony. Con Lisa non perde soltanto sua moglie: perde anche una versione di sé che sembrava possibile soltanto accanto a lei. E quando quella parte viene meno, il problema non è semplicemente trovare qualcosa che riempia il vuoto. È capire se, e come, sia ancora possibile riconoscersi.

After Life non offre una risposta consolatoria. La ferita rimane. E forse è giusto che sia così: ci sono dolori che, ogni tanto, hanno bisogno di essere ascoltati, lasciati bruciare, senza che questo significhi tornare al punto di partenza. Ma accanto a ciò che non possiamo scegliere — la perdita, l’assenza, il dolore — rimane uno spazio nel quale possiamo esercitare una scelta: quanto restare aperti alla vita che continua ad accadere.

Anche il modo in cui After Life sceglie di raccontare questa ferita sembra rifletterne la complessità. Comicità e drammaticità convivono continuamente, senza che l’una cancelli l’altra. Si può ridere mentre il dolore rimane sullo sfondo e, pochi istanti dopo, ritrovarsi nuovamente dentro di esso. Non è una contraddizione: è probabilmente uno degli aspetti più autentici della serie. Perché anche nei periodi più dolorosi la vita raramente assume un solo tono. attimi di leggerezza, ironia e persino momenti di autentica gioia. Ridere non significa aver smesso di soffrire, così come soffrire non rende impossibile tornare, per qualche istante, a ridere.

Isolarsi dagli altri e persino da se stessi può rappresentare la diretta conseguenza di un dolore percepito come troppo intenso da gestire. E allora si rischia di non accorgersi dei minuscoli attimi di felicità che continuano a esistere anche quando tutto intorno a noi sembra spento: una nuova conoscenza, una conversazione inattesa, una passeggiata con il proprio cane. Attimi di vita che non cancellano ciò che manca, ma ricordano che ciò che manca non è necessariamente tutto ciò che resta.

È qui che la relazione diventa una delle chiavi più profonde della serie. Tony non ritrova se stesso liberandosi dal dolore, ma tornando progressivamente a entrare in relazione con gli altri. Ognuno dei personaggi che attraversa la sua vita contribuisce, a suo modo, a riaccendere una piccola luce. Non perché può restituirgli ciò che ha perso, ma perché gli permette di scoprire che, nonostante la perdita, esiste ancora qualcosa da ricevere e soprattutto qualcosa da offrire.

Forse quella luce, in realtà, non si era mai davvero spenta. Lisa aveva contribuito ad accenderla e, in qualche modo, continua a tenerla viva attraverso ciò che ha lasciato in Tony. È qui che After Life sembra porre una delle sue domande più interessanti: l’amore finisce davvero quando viene meno la persona amata?

La serie sembra suggerire il contrario. L’amore può sopravvivere alla presenza e assumere forme nuove. Può trasformarsi in empatia, comprensione, fiducia, accoglienza. Può passare da ciò che abbiamo ricevuto a ciò che siamo ancora capaci di donare, quasi come se ogni gesto rivolto a qualcun altro permettesse a una parte di quell’amore di continuare a circolare.

Donarsi, allora, non significa né cancellare il dolore né sostituirlo. Significa affidargli una possibilità di trasformazione. Fare di una ferita anche uno spazio attraverso cui riconoscere quella degli altri; trasformare ciò che ci è stato dato in qualcosa che, a nostra volta, possiamo lasciare in eredità.

Quando tutto sembra perduto, After Life ricorda così qualcosa di semplice e difficile insieme: la nostra presenza continua ad avere un valore. Possiamo ancora raggiungere qualcuno, alleggerire per un istante il suo dolore, farlo sentire meno solo. Anche quando non siamo in grado di vedere fino a dove arriverà ciò che abbiamo seminato.

Il senso, allora, non sembra presentarsi come qualcosa che Tony debba semplicemente ritrovare, già pronto, da qualche parte. Si ricostruisce anche attraverso ciò che sceglie di fare con quello che resta. Nei legami che accetta di coltivare, nella possibilità di essere utile a qualcuno, nei gesti apparentemente insignificanti attraverso cui torna a partecipare al mondo. La serie lascia così spazio a una responsabilità che non coincide con la colpa: non scegliamo ciò che ci accade, ma possiamo avere un ruolo nel modo in cui, lentamente, torniamo ad abitare ciò che rimane.

Forse ritrovarsi, allora, non significa tornare a essere quelli che eravamo prima della perdita. Significa scoprire chi possiamo ancora diventare portando con noi ciò che abbiamo amato.

Un seme da coltivare