Benvenuta, donna mia, benvenuta! — Nâzım Hikmet
da Poesie d’amore, Mondadori, 1963 (trad. Joyce Lussu)
«hai posato il piede nella mia cella
e il cemento è divenuto pratohai riso
e rose hanno fiorito le sbarre»
Tra i versi
Ci sono presenze capaci di trasformare il modo in cui abitiamo il mondo, senza che il mondo, necessariamente, cambi.
Nei versi di Nâzım Hikmet, la trasformazione prende forma attraverso un contrasto sorprendente: la durezza del cemento che diventa prato, la rigidità delle sbarre che si sgretola dinanzi alla delicatezza di una rosa. Ciò che appare immutabile cambia consistenza, colore, natura. La monotonia del grigio lascia spazio al verde della speranza. L’accenno di un sorriso fa fiorire la natura imprigionata.
Ma è davvero necessario che la realtà cambi perché possiamo cominciare a viverla diversamente?
L’amore possiede una capacità particolare: quella di ravvivare ciò che ci circonda. Non perché produca necessariamente una bellezza nuova, ma perché può offrirci una diversa possibilità di accesso a quella già esistente.
Amare, allora, può significare anche imparare a riconoscere ciò che era già davanti ai nostri occhi.
Nella trasformazione raccontata da Hikmet, non c’è soltanto leggerezza. C’è anche un cambiamento radicale: ciò che sembrava destinato a rimanere identico a se stesso assume una forma diversa. Il cemento diventa prato, le sbarre si fanno terriccio per le rose. La fissità lascia spazio al movimento, la rigidità alla possibilità di evolvere.
In questa metamorfosi si percepisce una tensione che appartiene anche all’amore: radicamento e ribaltamento. Da una parte la possibilità di trovare una propria dimensione, una continuità nella quale riconoscersi; dall’altra l’esperienza di un cambiamento che ci attraversa, modifica le nostre prospettive e ci invita a evolvere.
L’amore non è una forma immobile. Cambia nel tempo, assume configurazioni differenti e, nel suo mutare, ci mette continuamente in relazione con ciò che siamo e con ciò che possiamo diventare.
L’esperienza dell’amare coinvolge ogni dimensione della nostra persona, dal corpo al pensiero, fino a raggiungere un’intensità quasi spirituale. Ma si arricchisce anche attraverso l’incontro con l’altro e il suo modo di abitare il mondo.
Due esistenze si intrecciano, aprendo prospettive nuove. Non perché l’altro debba completarci o rivelarci una versione autentica di noi stessi, ma perché il suo sguardo può aiutarci a esplorare dimensioni della nostra identità ancora sconosciute.
La forza trasformativa dell’amore non consiste necessariamente nel prometterci un mondo diverso, ma nel permetterci di incontrare diversamente quello che esiste e, attraverso quell’incontro, scoprire nuove possibilità di diventare.